|
Dal 1859 al 1927 è stato capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. La storia di Torre Orsaia, ha inizio intorno alla metà del secolo undicesimo, all'epoca del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, quando le incursioni dei pirati, la malaria e la distruzione di Policastro operata dallo stesso Guiscardo (1065) spinsero le popolazioni costiere a spostarsi verso zone più interne del territorio; venne così a costituirsi un primo centro abitato nella Terra Turris Ursajae. Il luogo su cui attualmente sorge Castel Ruggero, poi, considerato di grande importanza strategica già dai Longobardi, ospitò intorno al 1150 un accampamento di truppe di Ruggero II il Normanno (da cui il nome Castra Roggerii). Nel 1301 monsignor Pagano, Vescovo di Policastro, deciso a far valere i propri diritti feudali sul territorio della Diocesi, ordinò la costruzione di una sede estiva dell'Episcopio a Torre Orsaia, ed emanò un bando nel quale prometteva, a tutti coloro i quali avessero voluto prendere dimora vicino al Palazzo Vescovile, terra a sufficienza per una casa, una vigna, un orto e un pagliaio, dietro pagamento di un'imposta detta pregata. Come abbiamo detto, nel 1301 un nucleo abitativo, per quanto piccolo, esisteva già: il bando di monsignor Pagano e la redazione dei Capitula terre turris ursaye, un codice legale che regolava la convivenza civile e i rapporti della popolazione con il Vescovo-Barone, servirono unicamente a ratificare situazioni e usanze che si erano oramai consolidate nel corso di due secoli. L'undici luglio del 1552 si registrò la pagina più drammatica della storia torrese: i pirati saraceni, sbarcati nei pressi di Scario, distrussero Torre Pulsaria e Castel Ruggero. La ricostruzione regalò ai cittadini torresi il lavatoio comunale (1569, ricostruito nel 1770), la torre campanaria (1576), la fontana (fine '500). Fra la fine del 1500 e i primi anni del 1600 il Vescovo Filippo Spinelli fece ristrutturare l'Episcopio e istituì il Seminario, dapprima ospitato nello stesso edificio episcopale, poi spostato in una sede propria fatta costruire dal Vescovo Pietro Magrì (1639). Di queste opere, purtroppo, restano solo poche tracce, per lo più lapidi attualmente esposte sotto l'arco di ingresso alla torre campanaria: il Seminario fu venduto a privati nel 1817 e successivamente smembrato e distrutto, il palazzo vescovile è stato abbattuto intorno alla metà del ventesimo secolo per fare posto alla nuova sede comunale -un attentato alla memoria, un vero e proprio crimine perpetrato sotto gli occhi della popolazione torrese. Si direbbe quasi che Torre abbia voluto cancellare ogni traccia della presenza dei Vescovi di Policastro, i quali, perdute alcune battaglie legali intorno alla fine del 1700, costretti a rinunciare ai privilegi feudali sotto Giuseppe Bonaparte (legge eversiva della feudalità, 1806), chiusero il Seminario con il pretesto della malaria e commissionarono ad un anonimo medico un velenoso quanto noioso e mendace trattato sulla "Impurità dell'aere della terra di Torre Orsaja".
FIGLI ILLUSTRI
|