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Per Sassano, come del resto per altri paesi del Vallo, risulta quasi impossibile tracciare le linee d’origine, sia per il silenzio che avvolge le nostre zone dalla caduta dell’impero Romano fino all’anno mille, sia per essere stata la nostra comunità per lunghi secoli legata alle vicende del più ampio Stato di Diano in maniera tale che la nostra storia si fonde e confonde con questa più vasta entità territoriale. Ma il fatto che i primi documenti in cui compare il nome di Sassano partono dall’anno mille non esclude che, prima di tale data,
territorio dove attualmente si estende il nostro Comune ci sia stato un nucleo abitato, anche se non molto consistente. con i Longobardi, con i Normanni, e con maggi ore incidenza, con i monaci itali-greci, comunemente chiamati Basiliani, che si gettano le basi del nostro Comune, ma già prima doveva esistere qualcosa. Non si hanno molte prove per affermare con sicurezza tale ipotesi, ma gli indizi sono a favore di essa. Se per l’antichità parlassimo di spopolamento totale nel territorio di Sassano, dovremmo affermare che almeno all’epoca romana, mentre nel versante che va da Atena a Montesano avevamo un fitto e continuo sviluppo urbano, viceversa nel versante opposto si aveva un completo deserto da Teggiano fino a Sanza, dal momento che Buonabitacolo come sappiamo risale al 1333. Invece i ricercatori locali e nazionali parlano di lapidi con epigrafi in latino rinvenute in località di Sassano. Ci riconducono ancora ad insediamenti molto antichi il toponimo di Civita, dato alla località immediatamente retrostante l’attuale cappella di San Rocco (e Civitas in latino, significava città) e la figura racchiusa nel prospetto della Fontana, sita nella parte bassa del paese. Tale figura dalla tradizione locale per molto tempo venne attribuita a S. Bernardino il santo che nel 1400 si trovò ad attraversare le nostre contrade: ma, a guardarla con un minimo di attenzione, ci si accorge subito che è una tipica figura funeraria romana, che coloro che sisternarono la fontana inserirono nella costruzione utilizzando rovine del posto.
Se non un centro abitato vero e proprio, nei primissimi tempi dovette esistere sul posto almeno un "forum" cioè uno di quei piccoli agglomerati urbani che si sviluppano sui percorsi di alcune strade, dove si trovava un minirno indispensabile di servizi e intorno ai quali si creava una certa vitalità urbana. Un’analisi accurata del dialetto sassanese rafforza quanto si va sostenendo. Senza tener conto degli etimi latini e greci che brillano quasi 1' ottanta per cento del nostro dialetto, ci sono alcuni termini, addirittura risalenti all'osco (1), quali «tempa», «visciglio». Ma se tempa e visciglio ricorrono anche in altri dialetti della zona, e quindi possono essere benissimo vocaboli d’imprestito, ce n'è tipico della parlata sassanese e non riscontrabile in altri vicini «auzi» (òntano). La persistenza secolare di tale espressione, è indice di lontanissime radici . Ma a fugare con sicurezza, ogni dubbio residuo è, soprattutto negli ultimi tempi, l’emergere sempre continuo di numerosi reperti archeologici.
(notizie dal sito del comune di Sassano). |