"Cara mamma, so che non leggerai mai questa lettera, semplicemente perché non potrai. Te la scrivo lo stesso per riprendere un dialogo interrotto una sera d'inverno accanto al fuoco. Fuori il vento batteva, irato, alla finestra. Quando si placò venne giù la neve. E infiocchettò il mandorlo nell'orto. fu stupore la notte nel vetro opaco della luna. Mi rubavi, indiscreta per amore, segreti di vita. Reticente, tacqui di difficoltà e dolori. Gonfia, entusiasta, successi e gioie. Annuisti per finta. Ma cogliesti il velo di mestizia a battito di cuore. Mi hai sorriso, come sempre, dal tuo letto di pietra a perenne chiarore di lampada votiva, in gara con il sole a filtro di vetrata della minuscola cappella. C'era un profumo di fiori freschi, testimonianza di passaggio d'amore di Teresa, che fu figlia - infermiera negli anni della sofferenza. Nel lindo camposanto i cipressi ridevano di luce a cuspidi di cielo e sulle tombe bianche si rinfrangeva a fiotti il sole della primavera"....
Angelo Patri è, nello spirito della grande epopea deweiana della paideia della prima società industriale compiuta del mondo, un pedagogista di valore, un maestro di notevole spessore, a cui Ambrogio Ietto restituisce smalto e brillantezza, con un'operazione intellettuale e scentifica che va molto oltre la mera tecnica del restauro. L'autore, Ambrogio Ietto, è docente di Tecniche di osservazione del comportamento infantile presso l'Università degli studi di Salerno.
Una storia toccante che riguarda le problematiche adolescenziali. Si tratta di “Lacrime di Gioia” il primo lavoro di Valentina Papa giovane scrittrice originaria di Agropoli, ma che vive in provincia di Milano. Il libro, che è destinato a diventare un vero e proprio cult, nel solo primo anno di vendita ha già superato le oltre 1.000 copie distribuite, sarà presentato a Gioi il prossimo lunedì 12 settembre, alle ore 17.30, nell’aula consiliare del Comune. In questa maniera si consuma il penultimo appuntamento con la prima edizione della kermesse culturale “Un libro…al mese” che iniziata lo scorso aprile ha fatto conoscere a un nutrito gruppo di persone una serie di volumi scritti da autori cilentani e non che riguardavano le più svariate tematiche. Il libro di Papa, edito dalla “0111”, è il racconto, in prima persona, tanto dal punto di vista della vittima quando da quello degli aguzzini, di una violenza subita da una ragazza in periodo adolescenziale. “Nel corso di questi mesi – afferma il primo cittadino di Gioi Andrea Salati – abbiamo cercato di offrire al pubblico una serie di tematiche variegate, ma che potessero mettere in vetrina la bravura dei nostri autori cilentani. Con la presenza di Valentina facciamo un passo in avanti perché diamo la possibilità a una giovane nostra conterranea di farsi apprezzare dal pubblico sempre attento che ha preso parte anche agli altri incontri”. Alla presentazione, oltre al sindaco e all’autrice, prendono parte: don Guglielmo Manna, vicario diocesano, Francesca Passaro, residente della Pro Loco, e Stefania Vecchio, responsabile Informagiovani Gioi. La moderatrice dell’incontro è Antonietta Cavallo vicepreside dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Gioi. La sala è arricchita dalle mostre di due pittori cilentani: Mario Romano e Maria Rosaria Verrone. Inoltre è già tutto pronto pure per l’ultimo incontro del primo ciclo di “Un libro…al mese” che si terrà il prossimo 18 settembre e che vede la presentazione del libro “L’Antica Gioi” di Giuseppe Salati (a cura di don Guglielmo Manna e Andrea Salati) e che vedrà la partecipazione esclusiva del Prefetto di Salerno Sabatino Marchione.
Se vai in alto, sul monte Rascini, e guardi la vallata stringendo gli occhi nel velo di nebbia, ti appare nei suoi strappi Sant'Arsenio. Da lontano, il paese è un segno ordinato, linee tracciate con misura, le case quadrati di grazia e gli alberi chiusi negli orti e nei giardini d'erba e spine. In un grande foglio si chiude il cielo, in un altro foglio il Vallo. Dentro, le tracce di lumaca dei paesi, le orme argute delle volpi che sviano i cani, e la pioggia che tutto lava e risuscita. La pioggia sul lenzuolo di lino, la coperta oro e rossa di damasco, le bende notturne, la veste bianca con ricami di ciclamini e viole verdi e ulive nere, l'edera scura tra le radici.
Il Golfo di Policastro": natura, mito, storia. Palinuro, Molpa, San Severino di Centola, Camerota, Marina di Camerota, San Giovanni a Piro, Bosco, Scario, Roccagloriosa, Celle di Bulgheria, Castel Ruggero, Torre Orsaia, Policastro Bussentino, Ispani, Capitello, Morigerati, Vibonati, Villammare, Sapri, Torraca, Tortorella, Caselle in Pittari, Casaletto Spartano - Battaglia.
Il volume inizia con due storie "noir": gli ultimi mesi del 1938 dello scienziato di Ettore Majorana prima di scomparire nel nulla e prosegue addentrandosi nel mistero fitto di Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia, che nel 1953 è protagonista di un rapimento che non si concluderà né con l'omicidio del sequestrato e non porta al ritrovamento del corpo. Dopo 50 pagine l\'autore va nel Cilento, ad Acciaroli, ad indagare sull'effettivo passaggio da quelle parti dello scrittore Hemingway che si sarebbe ispirato ai pescatori cilentani per il suo "Il vecchio ed il mare". Il libro a questo punto comincia a seguire i "viaggi" dell'autore per i piccoli e medi del Cilento e dell'Alto Sele dei quali racconta l'umanità oggi al lavoro per evitare che lo spopolamento demografico in atto ne uccida le storie millenarie. Un posto di rilievo ha Altavilla Silentina, luogo di origine di Oreste Mottola, un paese che da sempre dà linfa a poeti, scrittori e giornalisti.
Caciupa e Zichinì, testimonianza e inchiesta, è un sipario aperto sulla vita in Italia delle donne del Terzo mondo. Donne molto diverse l'una dall'altra, accomunate dal fatto di avere abbandonato i propri paesi per fame, per miseria o per motivi politici. In questi racconti in diretta, fatti dalle interessate, il lettore troverà i coraggi, le rinuncie, le nostalgie, il lavoro, le ribellioni e le sottomissioni, il razzismo e la solidarietà, le pene per i figli lasciati laggiù, gli impegni per conservare dignità e identità etniche e culturali, il silenzio degli eroismi, i contributi alle resistenze contro le dittature politiche, il desiderio e il mito del ritorno. Il tutto nelle confessioni di quarantadue donne provenienti da ventisei paesi e protagoniste di varie e variegate avventure umane, civili, sociali e culturali. Storie e vicende che non possiamo e non dobbiamo ignorare. Tale testimonianze di sè ma anche giudizi sull'Italia, che inducono a una meditazione delle nostre coscienze, talvolta portate a non considerare affatto l'umanità di chi lavora nel nostro paese.
Una facile visione oleografica e manieristica tende a rappresentare il passato delle comunità contadine come un vissuto cristallino nell'immobilismo più assoluto e dominato dalla staticità dell'azione umana, sempre ripetitiva, mai innovativa. Si porta ad esempio di ciò un'economia di sussistenza e negata ai liberi mercati con l'esterno, l'emarginazione e la perifericità non solo geografica ma anche culturale, il modus vivendi circoscritto in ristretti ambiti spaziali, il persistere secolare d'una stratificazione sociale in cui ai pochi esponenti del ceto egemone, si contrappone la gran massa del ceto subalterno, la stessa religiosità perennemente invischiata nella profonda contraddizione tra fede provata e sue paganeggianti esteriorizzazioni. Lo stesso vivere secondo canoni propri della tradizione, l'osservanza di usi, costumi, stili di vita che già furono degli avi, una certa predisposizione psicologica ad assimilare quali verità inconfutabili credenze e leggende dalle confuse origini, sono ulteriori aspetti ritenuti causa del citato immobilismo, per indicare il quale si fa ricorso ad una espressione tanto assurda quanto irreale e contradditoria, secondo la quale il tempo si sarebbe fermato.
Il turismo ha un'anima antica ed un'origine nobile. Nasce per soddisfare il bisogno di viaggio, sulla spinta del demone della curiositas, intesa come mezzo per acquisire nuove conoscenze. E, forse, il primogrande turista della storia è Ulisse, se l'oggetto del turismo ed il fine è la scoperta e, conseguentemente, l'arricchimento delle conoscenze. In ogni turista c'è sempre, in maniera latente o esplicita, una scheggia di Ulisse.
Questo libro di racconti viene pubblicato dopo lunghi anni dal primo ed unico romanzo giovanile dell'Autore: "Il Mare di Leucosìa" vincitore del 1° Concorso Nazionale di Narrativa "Alburni". E sembra ben diverso, nello stile e nel contenuto. Esso, diviso in due parti, un passato abbastanza lontano e un amaro presente, è preceduto da una novella, dedicata al nipote scomparso, che sembra costituire un'unità autonoma e indipendente. Invece tutto il libro, e la novella che dà il titolo al libro, sono la continuazione di un discorso iniziato, anni prima, con "Il Mare di Leucosìa". Infatti, già si intravedono in esso il presentimento di una delusione politica e la necessità di trovare uno scopo alla propria esistenza. Ora, con il passare degli anni, la constatazione della realtà tutta è presente e definita. L'ansia giovanile di scoprire il mondo, la fine di un colloquio tra gli uomini, la guerra e i sogni della memoria che non sai se veri o falsi, la solitudine e la ricerca mai sopita di una totale e irraggiungibile felicità.
Non so se sia giusto riesumare i misteri e i dolori del passato, attraversarne l'impalpabile e permeabile confine con il presente e misurarsi con la storia sconosciuta di un popolo minuto, vissuta in un'anonima e grigia quotidianità . Storia che non sarà mai citata dai libri: la storia degli umili del sud, di un sud senza storia. Terra delle mille contraddizioni, madre dolce e cattiva matrigna. Ieri, porto di commiato di miserabili; oggi, darsena di approdo di altrettanti disperati alla ricera della terra promessa. Ha visto uomini in mare da sempre, in arrivo e in partenza, alla ricerca di se stessi. Alla ricerca della prorpia dignità .
Assalto al malpaese - Aria impura e chierici sequestrati in un Borgo cilentano del Settecento, e precisamente intorno al 1788, e sul trono vescovile della Diocesi di Policastro siede dall'anno 1775 mons. Giuseppe De Rosa da Nocera de' Pagani. Questo vescovo, molto attivo, vieni qui ricordato per una serie di contrasti col clero, con l'Università e con alcune famiglie torresi: nel Sinodo del 1784 scoppiò la protesta del clero di Torre Orsaia e di Castelruggero che riteneva calpestati certi privilegi (poi riconosciuti dal giudice Domenico Gerbase); nel 1788 venne pubblicata da Vincenzo Vassalli una Memoria, intitolata Per la Università di Torre Orsaia contra la Mensa Vescovile di Policastro, nella quale, prendendo spunto da un trappeto messo in opera da quattro famiglie torresi, si fa la cronistoria di una lunga serie di contrasti sorti a causa di prestazioni e divieti imposti dal vescovo e rifiutati dal popolo torrese. Era in atto un braccio di ferro che non prometteva nulla di buono.
Grandi e sconvolgenti eventi hanno caratterizzato il 20° secolo. Fra i tanti: l'esplosione dei conflitti sociali nelle zone ad alta concentrazione industriale e la tensione sempre più incontenibile nel mondo contadino; l'infruttuosa conquista libica; la prima guerra mondiale con i suoi secentomila morti; l'avvento del fascismo con conseguenziale instaurazione della dittatura; la devastante seconda guerra mondiale; la crisi del dopoguerra e la lenta ricostruzione; la ricostituzione dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali; il mutamento della forma istituzionale dello stato; l'emigrazione, inosorabile distruttrice di secolari radici umane; la politica dell'intervento pubblico verso le aree depresse, che spesso s'è trasformata in privilegio per alcune di esse e in discriminazione per altre.
Quando si va in barca a vela, l'appetito aumenta o diminuisce? Sergio Galzigna, autore di questo bel manuale, non se lo chiede ma ci fornisce una serie di ricette, gradevoli e stuzzicanti, che renderanno piacevoli i momenti conviviali senza relegare il "cuoco" di turno troppo tempo ai fornelli. Sono proposte gastronomiche semplici e curate, rapide e tonificanti, sobrie nei contenuti, sempre in linea con quella filosofia che diventa stile di vita in mare dove si impara a vivere senza molto del superfluo così indispensabile a terra. Così la barca assurge ad accademia di filosofia spontanea proprio per il suo mondo ristretto e attivo, la compagnia e la solitudine, il vento e lo stato delle onde. Così questo manuale filosofico - gastronomico può diventare un vademecum ondivago per accopmpagnarci sulle onde che preferiamo.
Una facile visione oleografica e manieristica tende a rappresentare il passato delle comunità contadine come un vissuto cristallino nell'immobilismo più assoluto e dominato dalla staticità dell'azione umana, sempre ripetitiva, mai innovativa. Si porta ad esempio di ciò un'economia di sussistenza e negata ai liberi mercati con l'esterno, l'emarginazione e la perifericità non solo geografica ma anche culturale, il modus vivendi circoscritto in ristretti ambiti spaziali, il persistere secolare d'una stratificazione sociale in cui ai pochi esponenti del ceto egemone, si contrappone la gran massa del ceto subalterno, la stessa religiosità perennemente invischiata nella profonda contraddizione tra fede provata e sue paganeggianti esteriorizzazioni. Lo stesso vivere secondo canoni propri della tradizione, l'osservanza di usi, costumi, stili di vita che già furono degli avi, una certa predisposizione psicologica ad assimilare quali verità inconfutabili credenze e leggende dalle confuse origini, sono ulteriori aspetti ritenuti causa del citato immobilismo, per indicare il quale si fa ricorso ad una espressione tanto assurda quanto irreale e contradditoria, secondo la quale il tempo si sarebbe fermato.
Il Cilento e il Golfo di Policastro costituiscono, ad un tempo, l'ispirazione e la fonte d'informazione: ispirazione, perchè l'autore racconta con pathos il legame tra la gente del Sud e una terra mitica, e lo fa con linguaggio meta-cronistico, calibrando e modulando cioè i segni letterari con il respiro profondo di una natura fascinosa, luminosissima, musa dei poeti di sempre; fonte d'informazione, dal momento che l'autore Angelo Guzzo rifugge dalle torri solitarie nelle quali tanta intellettualità opera rinchiusa e sceglie la comunicazione, la cronaca dalla frontiera naturale di stupori e conquiste, lungo la quale si dimena e combatte l'anima della gente di mare.
Un tema come quello del brigantaggio poteva indurre a esiti retorici, invece rimane pretesto e base riuscendo, appunto per questo, e elevarsi a momento centrale della condizione umana, a essenziale passaggio nella faticosa lotta esistenziale dell’umanità, pur senza perdere i propri precisi connotati storici. Così pure il territorio e l’intero ambiente di vita: appena segnato da leggere modifiche toponomastiche, esso è insieme riconoscibile e simbolico, quel luogo ed ogni luogo dove si ama, si odia, si soffre, si muore. Una natura vibrante, animata, parlante nei suoi cicli perenni, e su tutto la presenza mitica e misteriosa della luna elevata, insieme alle fate che popolano il mondo, a supremo simbolo di quanto presiede ai destini dell’universo. E, nel seno della natura, la vicenda umana in cui si apre uno spazio all’innocenza infantile: “gli occhi più giusti erano in fronte ai bambini” (p.63); in cui si diffonde una 2 “musica nuova”: “vedevo i pensieri come salire più in alto che mai e volerci restare” (p.42).
Grande rilevanza ambientale, nel Cilento, ha il sistema determinato dal corso dei numerosi fiumi e torrenti che creano un reticolo di eccezionale e significativo valore paesaggistico con corridoi ecologici della fauna e delle culture locali. Questo lavoro ha lo scopo di recuperare attraverso un'analisi socio-economica lungo i secoli, le radici della propria storia, il ciclo della vita di gente che è riuscita ad essere autosufficiente con il proprio lavoro ed è uno stimolo leggere nel cuore antico delle pietre. Esiste oggi una domanda di cultura che deve essere indirizzata per far ritrovare il piacere di andare a piedi nelle nostre campagne alla ricerca di vecchi casolari, custodi di storie del passato riflesse nel nostro presente.
Angelo Pellegrino Sbardellotto - un giovane emigrante anarchico venticinquenne, originario di Mel (Belluno) - è convinto che uccidendo Benito Mussolini si ponga fine alla dittatura fascista e all'oppressione del popolo italiano. Per questo progetto di libertà non esita a immolare la sua giovane esistenza, perchè quando le masse non insorgono è necessario che insorga l'individuo. Nel pomeriggio del 4 giugno 1932 - X dell'era Fascista - al suo terzo viaggio in Italia, Sbardellotto, proveniente dal Belgio, fermato casualmente in Piazza Venezia a Roma e trovato in possesso di una pistola e di due bombe sagomate a panciera, viene arrestato. Rivendica immediatamente, con fierezza, lucidità ed orgoglio, senza alcuna esitazione, il carattere politico della sua "intenzione" di uccidere Mussolini. Sbardellotto, il 16 giugno 1932, viene rapidamente processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato in appena due ore. Solo per aver manifestato l'intenzione di uccidere il duce - pur non avendo messo in atto il suo proposito - è spietatamente condannato alla fucilazione nella schiena, sentenza eseguita all'alba del giorno dopo a Forte Bravetta. Gli anarchici fanno paura al fascismo anche da morti e per questo il cadavere di Angelo Pellegrino Sbardellotto è barbaramente sepolto di nascosto e non sarà mai reso alla famiglia, i cui componenti - del tutto innocenti - vengono arrestati. Il processo, la fucilazione e la sepoltura sono una mostruosità giuridica e umana, che testimoniano - ancora una volta - la natura vera del fascismo.
Le commedie raccolte in questo libro sono state rappresentate dal Gruppo teatrale Canonico De Luca (una per anno, dal 2000 al 2003) non solo a Celle di Bulgheria ma anche in altri centri limitrofi: Roccagloriosa, Acquavena, Policastro, Montano Antilia, Laurito, Villammare, Sapri, Sala Consilina, Vallo della Lucania.
Questo libro - diario per il suo continuo oscillare tra pubblico e privato è, in un certo senso, una finestra aperta nella vita e nel "mondo" di una donna, che racconta - in prima persona - l'esperienza di chi, proveniente da una realtà metropolitana, si trova a vivere in una realtà diversa, quasi agricola. Nel libro allora confluiscono tante "storie", e ci parla della campagna, dell'ambiente, degli animali, dell'erba, degli alberi, dei cani, dei gatti, delle capre, dei vicini, della propria famiglia, della figlia, della casa, spaziando dai problemi familiari ai problemi sociali e civili di una terra abbandonata, ma che sa guardare con fiducia e speranza al futuro e al suo riscatto economico.
La cartolina precetto ogni anno raggiunge migliaia di giovani italiani, la maggior parte dei quali la detesta e accetta malvolentieri di "servire la patria" come viene definito il servizio militare. Nessun giovane ha mai chiesto di venire affiliato all'esercito, ma il servizio di leva - ironia della libertà - è obbligatorio per tutti. In questo libro è raccontata l'esperienza di un giovane soldato irpino, sbattuto lontano dalla sua terra alla quale è legato profondamente e ne segue le vicende sociali e politiche, tanto più che è originario di un paese che ha un leader democristiano. Ma nonostante tutto, la situazione non cambia. I meridionali, considerati e trattati come carne da cannone, si son sacrificati in tante inutili guerre raccogliendo solo cenere, lutti e delusioni perchè i miglioramenti economici e sociali non sono mai venuti. La ferma di leva del giovane irpino, che ha una coscienza morale di grande spessore che è anche ribelle critica e refrattata al militarismo, coincide con il terremoto friulano del 1976 e ci ricorda i disagi, le lotte, i sacrifici di quella gente e i ritardi dell'apparato militare e lui stesso poi morirà sotto le macerie di un altro terremoto, quello del 23 novembre 1980, che colpì la sua terra, per la quale ha tentato di lottare per cambiare il corso della storia politica al proprio paese, che continua a soffrire il clientelismo, l'arroganza e lo strapotere.
Tra tanta scrittura generosa, sfrangiante o aggrumata per diversità di parola, conosciamo generosità di scrittore che sa interpretare varietà di discorsi con chiarezza di voce. Le sue parole condensate o fluide assanguano l'alfabeto della vita. Tanto ci permette di definire la produzione di Giuseppe Liuccio, intellettuale e poeta meridiano della terra cilentana, a noi prossimo per condivisa sensibilità umana e letteraria.
La parola di Rocco Basile sa trasportarti nel tempo e nello spazio. L'Autore ha il dono naturale della spontaneità e della freschezza. Usa le parole per creare emozioni: emozioni da provare e far provare attraverso il suono, la scelta del lemma, il ritmo e poi trasversalmente fino al significato intimo delle parole stesse. La sua parola è una scoperta sorprendente. Sa sbalordire e arrivare al lettore. La poesia è fonte fresca e sgorgante; è entusiasmo e sogno. E' fantasia e brivido. La parola qui proposta è antica e al contempo assolutamente innovativa e coniuga il passato e il presente, si potrebbe dire l'auspicabile futuro dei poeti: il gioco. Basile è il poeta dell'entusiasmo e della passione. Tutto frizza in tinte e gradazioni. Tutto è arioso e leggero, tutto è ludico e genuino. Qui nulla è sforzo d'apparire, ogni parola è densa e reale; tutto è profondo sentire, sintonia ed essere. Rispetto e delicatezza sono le vere chiavi di lettura di queste pagine originali e insolite, dove la diversità è pregio e virtù. (Milena Esposito).
Nella ricorrenza del centocinquantesimo anniversario della spedizione di Sapri e della morte di Carlo Pisacane, riproponiamo un introvabile e appassionante poema epico-lirico del "poeta e soldato della rivoluzione", Eliodoro Lombardi, pubblicato a Firenze nel 1867. Il poema, composto da sei canti e cinque intermezzi lirici, che sono la parte più originale e popolare dell'opera, e - come scrisse Francesco Dall'Ongaro - una "corsa vagabonda, alla quale non manca l'ordine e l'armonia", dove il doloroso viaggio di Carlo Pisacane, iniziato nelle colline genovesi con un colloquio d'amore termina tra le montagne salernitane con la strage civile. Il poema - che nell'Ottocento ebbe quattro edizioni e fu accolto con interesse ed entusiasmo dal pubblico e dalla critica - canta e celebra con passione e partecipazione l'impresa di Carlo Pisacane e dei trecento giovani che lo seguirono.
Lo stile è asciutto ed essenziale, ma anche elegante, e tradisce una lunga militanza giornalistica. La storia antica di Sapri è illustrata attraverso ampi affreschi che, partendo dai primordi, toccano l'età classica, l'insediamento Romano di S. Croce, i secoli del Medioevo avari di informazioni. Per giungere ai più documentati tempi di Pisacane e Mercantini, alle dolorose pagine dell'emigrazione nelle Americhe e dei bombardamenti del '43.
Il 2° Volume di "Alla Scoperta della Musica" è diviso in 12 Avventure, per un totale di 160 pagine. Il Libro Favola è interamente a colori, ed è corredato di CD con file audio, per poter ascoltare tutti i Giochi e gli Indovinelli presenti nelle Avventure. Il personaggio principale del Libro Favola è sempre l'ometto chiamato Adams, che tra mille peripezie scopre delle cose molto interessanti riguardante la Musica. Anche nel 2° Volume del Libro Favola, ci sono molti momenti dedicati al divertimento, dove ogni bambino, tramite alcuni giochini, può imparare ed assimilare ulteriori concetti basilari della Musica. Inoltre, come per il Volume precedente, questo sito mette a disposizione un'Area Riservata (sezione completamente gratuita), che è un aiuto concreto per tutti coloro che non hanno molta confidenza con quelle che sono le nozioni principali della Musica. Ed ancora, sempre nell'Area Riservata, gli Insegnanti e i Genitori, possono scaricare vari file in formato cartaceo, da appendere e poter usare in aula o a casa, quali, locandine, piccoli poster, note musicali e file musicali.
In ogni uomo c’è una scheggia di Ulisse. E il demone della curiositas lo spinge alla scoperta. Il viaggio ritma e registra nuove conoscenze. Il processo di interiorizzazione le dilata attraverso il ricordo. Il percorso della memoria, fresca polla sorgiva a conquista di luce, le attualizza rigenerate. Il viaggio è scandito da partenze, voli di avventura a fuga dalla cova, e da approdi a chiedere, a chiusura di cerchio, asilo-riflessione nel porto-rifugio.
Un romanzo dedicato alla figura della sindachessa, ma con intrecci intriganti di personaggi e di luoghi cilentani, che l'autore descrive in maniera precisa, esaltandone sempre i particolari. Nell'opera, l'autore Giuseppe Liuccio, parla di episodi della vita comune, di viaggi, di pietanze genuine cilentane, e tanto altro ancora...
Nel 1860 si accendono e rivivono, nel cuore martoriato delle plebi meridionali, le speranze. L'antico e mai realizzato sogno di possedere la terra che si lavora e si feconda con il proprio sudore, sembra che ha trovato l'incarnazione in Garibaldi che sta sconfiggendo l'armata borbonica insieme ai terrieri e agli sfruttatori. Garibaldi veniva a liberare i poveri dai ricchi, ad aiutare chi è sfruttato, ad uccidere chi sfrutta, a distribuire la terra ai poveri e ai contadini con la spina dorsale spezzata dal lavoro, ai nullatenenti. Questa era la leggenda che infiammava i cuori ed armava le mani. Fu l'ennesima delusione, una delle tante partite delle plebi meridionali perché Garibaldi consegnerà l'ex Regno senza porre alcuna condizione per il suo sviluppo democratico e civile, traendo le attese di chi aspira al possesso della terra che lavora e feconda e che per questo combatte con Garibaldi inimicandosi i signorotti del paese.
Ancora oggi molti identificano l'emigrazione con la ricchezza e con la cuccagna e c'è chi ritiene milionari i lavoratori emigrati, ignorando che il lacerante fenomeno dell'emigrazione nasce dalla povertà e dalla disperazione sociale ed economica e spesso continua nella povertà e nella miseria anche nel paese d'immigrazione. Nella loro vita gli emigranti hanno sofferto molto e in pochi - a costo di immensi sacrifici - si sono affermati, bagnando del loro sangue le vie del mondo e i posti di lavoro. L'emigrazione è stata una battaglia contro il popolo italiano., del quale una parte così grande, partiva verso l'ignoto in cerca di un pane più sicuro e di una civile esistenza, ed espatriava non per libera scelta, ma come vittima di soluzioni politiche imposte dall'alto. Emigrazione forzata, mai volontaria, la cui vicenda storica, sociale, umana, politica e culturale ci viene riproposta nelle pagine di questo coraggioso libro, scritto con passione, rabbia e verità da uno studioso straniero, figlio di emigranti italiani. Il libro di Costantino Ianni è una severa denuncia e un atto di giustizia nei confronti dei venticinque milioni di italiani emigrati in terre sconosciute e straniere, senza uno straccio di assistenza e di protezione. Questa sofferta testimonianza ricostruisce un dramma popolare, denuncia la rapacità degli speculatori, lo sfruttamento dei padroni, le speculazioni e il disinteresse dei governanti, lo sradicamento di milioni di famiglie, le speculazioni delle società marittime e delle banche a danno di un'immensa folla senza nome e senza storia, che è stata la protagonista di una grande epopea di dolore e di speranze. Costantino Ianni lo fa senza ipocrisie, con franchezza, con passionalità e con un'entusiasmante mancanza di neutralità, perchè ha scelto di stare dalla parte degli emigranti, non solo e non tanto perchè egli stesso figlio di emigranti, ma perchè la verità e la giustizia non potevano collocarlo altrove.
Un libro che ha come scenario l'arduo Cilento, con il suo fascino misterioso e selvaggio e, sopratutto, con la realtà amara di un popolo che si dibatte nella povertà, nell'ignoranza e nella superstizione, per il quale il "nuovo" stenta a sconfiggere la forza di un triste passato che continua ad opprimere il presente gravando su di esso come un macigno.
LEUCOTHEA - UNA STORIA DI ACQUE NELLA VALLE DEL TANAGRO
di Emilio Sarli
(Plectica Editrice)
Leucothea era la ninfa del mare che aveva salvato Ulisse quando questi non aveva calcolato tutte le implicazioni del suo progetto. Ogni progetto dell'uomo modifica il progetto della natura e degli altri uomini; bisogna, perciò, rincorrere la domanda fondamentale che ogni progettista deve porsi: è questo un progetto giusto? Questa volta il racconto di chi è responsabile del procedimento amministrativo che accompagna il progetto dal suo nascere fino alla sua realizzazione ci porta dentro il cuore e dentro alla sua mente durante il viaggio di un progetto d'ambito, la cattura di acque utili all'irrigazione della valle. Il progetto, al principio della storia, non ha valutato tutte le implicazioni tecniche e sociali connesse al suo ciclo, non sa che la paura di perdere l'identità di una comunità può aggregare irrazionalità e avversione fino a demonizzare le azioni che, in maniera genuina, preparavano ad un futuro migliore. Il racconto è appassionante, il tema della vitalità dell'acqua, del suo linguaggio, è sempre un tema contemporaneo.
Il 1° Volume di "Alla Scoperta della Musica" è diviso in 13 Avventure, per un totale di 224 pagine. Il Libro Favola è interamente a colori, ed è corredato di CD con file audio, per poter ascoltare tutti i Giochi e gli Indovinelli presenti nelle Avventure. Il personaggio principale dei Libri Favola è un ometto chiamato Adams, residente in un piccolo villaggio dell'Africa centrale all'età della pietra. Adams è un compagno di giochi per tutti i bambini, che insieme a lui scopriranno tantissime cose interessanti inerenti alla Musica. Nel Libro ci sono molti momenti dedicati al divertimento, dove ogni bambino, tramite dei piccoli ed interessanti giochi, può imparare ed assimilare i concetti principali della Musica. Inoltre per gli Insegnanti e per i Genitori, questo sito mette a disposizione un'Area Riservata (sezione completamente gratuita), che è un aiuto concreto per tutti coloro che non hanno molta confidenza con quelle che sono le nozioni principali della Musica. Ed ancora, sempre nell'Area Riservata, Insegnanti e Genitori, possono scaricare vari file in formato cartaceo, da appendere e poter usare in aula o a casa, quali, locandine, piccoli poster, note musicali e file musicali.
Il turismo ha un'anima antica ed un'origine nobile. Nasce per soddisfare il bisogno di viaggio, sulla spinta del demone della curiositas, intesa come mezzo per acquisire nuove conoscenze. E, forse, il primogrande turista della storia è Ulisse, se l'oggetto del turismo ed il fine è la scoperta e, conseguentemente, l'arricchimento delle conoscenze. In ogni turista c'è sempre, in maniera latente o esplicita, una scheggia di Ulisse.
Il libro di Luigi Balsamini esamina e ricostruisce una vicenda poco conosciuta della storia politica e sociale italiana, proponendo una dettagliata ricostruzione della lotta e dell'impegno degli "Arditi del Popolo", un movimento politico e militare, nato per contrastare e combattere - con le armi - il fascismo e le sue violenze, per difendere i lavoratori e le istituzioni proletarie e popolari, le sedi sovversive, le sedi dei partiti dalla sopraf-fazioni degli avversari. Fondato dal tenente Argo Secondari, un ex combattente di tendenza anarchica della prima guerra mondiale, a partire dal mese di giugno del 1921 degli Arditi del Popolo divennero in brevis-simo tempo una forte organizzazione nazionale in grado di opporsi e di resistere alle aggressioni delle camicie nere. Ne facevano parte anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani e praticavano una difesa concreta, unitaria e collettiva.
Pasquale Carelli è un narratore originale e acuto, la sua prosa è una lezione di equilibrio, d'impegno civile, di giudizio severo e limpido della vita e delle esperienze. "La Cuccia", presenta una varietà mobile e sensibile di strutture letterarie: dal quasi epigramma essenziale nel breve cerchio del giudizio o della riflessione o della citazione politica o del ricordo icastico di figure ed eventi della storia, al narrare disteso con supremo agio nel lungo itinerario della memoria, con un andamento fra l'evocativo, il nostalgico, il meditativo, nella mescolanza suasiva di malinconia per quanto è trascorso e di ilare festosità di fronte a fatti che conservano, per forza della parola, tutta la grazia del dono che non si consuma e non scompare. L'uomo Carelli, che è presente nel libro, è quello integro ed autentico, portatore dell'umanistica virtù della totalità, per cui etica e politica, sentimento e natura, sono spazi, da riconoscere, esplorare, vivere, definire. (Pierlibero - Enzo Pezzati)
Per capire il presente e quanto sta accadento intorno a noi, per conoscere alcuni degli avvenimenti del passato del Cilento, questo vecchio, introvabile e avvincente libro di Matteo Mazziotti assolve ad una delicata e importantefunzione di testimonianza e di conoscenza del passato della nostra terra, in quanto le memorie di un luogo e di una terra si intrecciano con le memorie di un uomo e di una famiglia. "Ricordi di Famiglia 1780-1860", ha mil merito di offrirci, attraverso il racconto delle vicende rivoluzionarie di un'antica e "illuminata" famiglia liberale della borghesia cilantana, l'occasione per un viaggio a ritroso nel tempo e nella storia del Cilento antiborbonico, e nel volume si trovano anche altre vicende, che hanno visto i cilentani protagonisti o vittime della storia della loro terra.
Da Scario agli Infreschi: guida a una costa dolomitica. Le terre emerse tornano gradualmente a sprofondare nel mare: nel corso di questo evento si formano creste e fosse sottomarine, che avranno un ruolo importante negli eventi successivi. Il fenomeno si esaurisce in quel periodo dell'Era secondaria chiamato "Trias", all'incirca 200 milioni di anni fa. Con il passare del tempo, le pile o successioni sedimentarie raggiungono considerevoli spessori, anche di molte migliaia di metri. Ogni strato racchiude i resti fossili della fauna marina vivente in quel determinato periodo: il ritrovamento di tali fossili consente di datare con buona precisione la formazione dei singoli strati.