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Policastro Bussentino (o semplicemente Policastro) è la maggiore frazione e borgo più popoloso del comune di Santa Marina, in provincia di Salerno. Policastro si trova sulla costa tirrenica, al centro del golfo omonimo, vicino alla foce del fiume Bussento (da cui "Bussentino"). Sorge lungo la SS 18 e dista circa 10 km da Sapri, 5 da Santa Marina, 4 da Scario (frazione di San Giovanni a Piro), 25 da Marina di Camerota (frazione di Camerota) e circa 90 da Salerno. Le altre località balneari vicine sono Capitello (frazione di Ispani, a 2 km), e Villammare (frazione di Vibonati, a 4 km). l centro storico di Policastro è racchiuso da una cinta muraria medievale del periodo della dominazione normanna, databile all'epoca di Ruggero I (XI secolo), ed è dominato da un castello fortificato, già fortezza bizantina del VI-VII secolo e rifatto nelle forme attuali dai Sanseverino nel XIII secolo, che sorge sulla sommità del cocuzzolo su cui s'arrocca il centro storico del paese moderno. Peraltro, è ben visibile che le mura medievali poggiano su strutture più antiche in opera pseudo-poligonale, conservate per un'altezza che varia grosso modo da 3 a 6 m., relative all'antico centro di Pyxous - città portuale che si apriva verso il sinus terinaeus, costruita su una piccola altura (m 80 s.l.m.) a sinistra del fiume Bussento e che deve il suo nome aile piante di bossolo (gr. pyxós, lat. buxus) che ancora oggi vi crescono in abbondanza. Le vicende della città ci sono note solo a grandi linee. Le prime menzioni di essa sono relative al momento della sua fondazione, attribuita a Mikythos, tiranno di Rhegion, nel 471/70 sia da Strabone che da Diodoro Siculo; lo stesso Strabone, peraltro, racconta che però la maggior parte dei coloni reggini l'abbandonarono poco dopo. Dopo un silenzio di quasi tre secoli, è Livio che torna nuovamente a parlarne, a proposito della deduzione nel 194 a.C.,ulteriormente rinforzata nel 186 a.C, della colonia marittima romana di Buxentum, nome che costituisce l'evidente latinizzazione del nome greco. In epoca imperiale, la città è citata dai geografi, mentre dall'epigrafia apprendiamo che si trattava di un municipium retto da duoviri, che era iscritta alla tribus Pomptina e che possedeva un foro ed un macellum. La città è ancora menzionata nel VI secolo d.C. da Stefano Bizantino, quando era già fiorente sede vescovile, essendoci noti per l'anno 501 il vescovo Rustico e per il 592 il vescovo Agnello. Passata, al termine della guerra greco-gotica, sotto il dominio dei bizantini, ai quali si deve il nuovo nome greco di Palaiokastron, la città fu munita di un fortilizio sul punto più elevato della collina - la cui datazione è stata recentemente confermata dal rinvenimento di monete neo-greche di VI-VII secolo in saggi esplorativi condotti all'interno del castello - e di una chiesa, sotto forma di trichora, inglobata nell'attuale duomo trecentesco, che ha peraltro conservato fino al 1848 il bel nome greco di S. Maria di Odeghitria. Dopo vari secoli di silenzio (sicuramente falsa è la notizia di una distruzione saracena della città nel 915), la città compare nell'XI secolo sotto il dominio normanno ed è citata da Edrisi nel XII secolo quale fortilizio grande e popolato. Dal XIII al XV secolo la città fu alternativamente dominio feudale dei Sanseverino, dei Ruffo, dei Grimaldi, dei Petrucci, dei Carafa. Ma il progressivo insabbiamento dei suo porto (si deve tenere in conto che oggi la foce dei Bussento è avanzata di circa 3500 m rispetto all'età romana), che pure era ancora abbastanza importante alla fine dei XIII secolo, essendo la base antiaragonese più importante durante la guerra dei Vespri, e le successive distruzioni cui la città fu sottoposta nel 1320 (ad opera dei genovesi di Corrado Doria), nel 1543 (ad opera del pirata Khair-el-Din, detto il Barbarossa) e nel 1552 (ad opera di Dragut pascià) sancirono la sua definitiva decadenza e riduzione a piccolo borgo. Durante il periodo fascista, con l'accorpamento dei comuni di Ispani e Santa Marina, Policastro fu una frazione di Capitello (sede comunale capoluogo).
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