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Home P > PADULA Caiazzano
PADULA
Capoluogo

Padula

Frazioni Ascolese, Caiazzano

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Sito Ufficiale del comune di Padula
stradario
Stradario
bussola
Mappa

Coordinate 40°20'0"N 15°40'0"E Altitudine 699 m s.l.m.
Superficie 66,44 km² Densità 83,42 ab./km²

Abitanti 5.543 (1° Dicembre 2009) Nome Abitanti Padulesi
C.A.P. 84030, 84034 Pref. Telefonico 0975
Codice ISTAT 065087 Codice Catasto G226

Santo Patrono San Michele Arcangelo Giorno Festivo Ultima Domenica di Maggio
(n.b.: per altre festività, sagre ed eventi cittadini, consultare la sezione dedicata a tutti gli Eventi del Cilento e visualizza i contenuti per città).

Carabinieri
Polizia Municipale
(0975 77359)
ASL & Ambulatori
ASL & Ambulatori
Via Nazionale, 545 (0975 574039)
Via Italo Balbo,12 (0975 778229)
Carabinieri
Enel
Informazioni - (800 900800)
Guasti - (803 500)
Farmacie
Farmacie
Via Nazionalei - (0975 74587)
Via Vitt. Emanuele III - (0975 778146)
Carabinieri
Carabinieri - Comando Stazione
Via Italo Balbo, 32 - (0975 77007)
Via Italo Balbo, 32 - (0975 77168)
Storia:

In località Civita diversi ritrovamenti fanno stimare che i primi insediamenti umani vi si siano stabiliti intorno al XII secolo a.C. : è quindi da datare in questo periodo la fondazione della città di Cosilinum, l'antica Padula. È solo nel VI secolo a.C. che si iniziò a popolare la zona dove sorge l'attuale Padula: in località Valle Pupina sono stati ritrovati bellissimi corredi tombali, formati da vasellame in bronzo e ceramiche di chiaro stampo greco, attualmente esposti nel museo archeologico, presso la Certosa di Padula. Occupata dai Lucani prima, dai Romani poi, la città non ebbe vita facile: schieratasi con Pirro e con Annibale, dovette subire le ripercussioni derivanti da queste infelici scelte. Riuscì a risollevarsi grazie all'impulso ricevuto dalla costruzione della Regio-Capuam (la via Annia, che insieme alla via Appia e alla via Traiana, fungeva da rete stradale per tutto il Sud Italia) che la collegava alle più centrali Paestum e Velia, tanto che nell'89 a.C. diventa Municipio Romano. La città col tempo si espanse molto, arrivando ad edificare anche a valle: in località Fonti sorge infatti, in un antico luogo di culto pagano, il Battistero paleocristiano di San Giovanni, che divenne sede diocesale. Nel VI secolo d.C., prima che vi sorgesse l'attuale centro abitato, viene edificata il monastero di San Nicola, che a lungo rimarrà il centro politico, oltre che spirituale, del paese. Si diffonde il culto di San Michele, probabilmente derivante dal culto del dio pagano Attis, che diviene patrono del paese: a lui verrà consacrato l'eremo presente nei pressi dell'antica Cosilinum e, sempre in suo onore, verrà eretta la chiesa madre. Anche la Badia di San Nicola al Torone, sorta poco lontana dal sopracitato eremo, rispecchia la massiccia presenza di molti ordini religiosi nel territorio, tutti, o quasi, di stampo orientaleggiante: l'influenza araba è ancora presente nei nomi di alcune contrade. Agli inizi del X secolo l'antica città risultava completamente disabitata: gli ultimi abitanti l'avevano abbandonata a seguito delle scorrerie saracene, che probabilmente la distrussero (stessa sorte capitata alla vicina Grumentum) L'arrivo dei Normanni portò a una inevitabile militarizzazione della zona e il fragile equilibrio che si era tanto faticosamente raggiunto viene sconvolto dall'introduzione del feudalesimo che cambia i rapporti di potere. In particolare ne hanno a soffrire i basiliani, che vengono allontanati dalla città: il monastero che per secoli era stato il centro politico si trova ora a dover rapportarsi ad una nuova figura, il feudatario. È curioso notare come i due luoghi ebbero vite parallele, senza quasi mai incontrarsi: se intorno al Castello si svilupparono la piazza d'armi, centro civile del paese, la zona intorno al San Nicola risultava già satura, sorgendo quasi sul ciglio di uno strapiombo che fungeva da difesa naturale, e la vivibilità ne risentiva non poco. La prima trasformazione urbanistica in chiave unitaria si ebbe ad opera di Tommaso Sanseverino, incaricato da Carlo II d'Angiò nel 1296 di provvedere alla difesa della città. Questi cinse tutto l'abitato con un imponente cinta muraria che partiva dei bastioni del Castello per arrivare a chiudersi sullo strapiombo, rendendo il paese impenetrabile. Da notare l'introduzione di accessi fortificati e torri di guardia, di chiaro stampo angioino. Non fu possibile creare inforno alle mure un fossato difensivo, a causa dell'orografia del paese; tuttavia se ne può ipotizzare la presenza almeno in località “Fossi” (piazza Umberto I), da cui il nome. La guerra del Vespro, scoppiata nel 1292 a Palermo e ben presto dilagata, portò i feudatari ad aumentare la pressione fiscale: una simile manovra in un momento di crescita demografica e di calo della produttività, portò più volte le masse contadine ad insorgere. Questi fenomeni di violenza, uniti alla nascita del banditismo e alle impressionanti epidemie (si pensi solo alla Peste Nera del 1348), comportarono l'abbandono dei centri rurali più a valle, per rifugiarsi in nuclei più grandi e meglio difesi. I Sanseverino furono gli artefici, oltre che gli interpreti, di queste trasformazioni. Si sviluppò l'area intorno al Castello: sorge la Chiesa di San Clemente, che era cappella privata del feudatario, un ospedale pubblico, la sede del governo cittadino, e diversi palazzi, sedi degli uffici o alloggi dei dipendenti del marchesato. Inoltre, sposando lo spirito guelfo della corte angioina, favorirono l'insediamento di ordini monastici nel territorio padulese: oltre alla ripopolazione del monastero di San Nicola al Torone e alla fondazione della Certosa di San Lorenzo (1306), i Sanseverino provvidero all'inserimento nel tessuto cittadino degli Agostiniani (1350) e dei Francescani (1380). I rapporti non furono comunque sempre idilliaci, tanto che nel 1383 il paese, colpevole di essersi ribellato agli ordini superiori, venne cinto d'assedio da Enrico, pronipote di Tommaso. Dal XVI fino al XVIII, Padula passò di signore in signore, venendo donata o venduta. Tutti costoro furono feudatari che non dimoravano in paese, ma ricevevano dal territorio notevoli benefici economici, anche perché rinunciarono ad amministrare la giustizia in materia penale: così facendo la città divenne una piccola oasi di libertà, dove né l'Università (il Comune) né i cittadini potevano essere giudicati. Tutto ciò però non favorì lo sviluppo economico e sociale, in quanto le continue inondazioni tormentavano l'intera valle. Interventi di bonifica si rendevano necessari, ma furono sempre avversati dai nobili locali, a cui conveniva mantenere accese le discordie tra i vari paesi. Non solo, la situazione nella parte vecchia della città era tragica: le anguste stradine, tanto utili per la difesa della rocca, e l'assenza delle fognature, dovuta alla natura rocciosa del sito, portavano al mancato rispetto delle norme d'igiene, favorivano il diffondersi delle epidemie La miseria estrema del popolo costringeva i braccianti ad emigrazioni stagionali, in particolare in Puglia, molti commercianti a chiudere bottega e ugualmente grigio era l'orizzonte intellettuale: i migliori uomini non potendo vivere in ambienti così meschini, si rifugiavano a Napoli. Tale situazione disastrosa è da imputare al malgoverno dell'Università, che badava solo ai privilegi goduti dei nobili e del clero.
Sono proprio i pochi uomini acculturati tra i più convinti portatori di idee democratiche della zona: nel 1799 davanti alla Certosa venne eretto l'Albero della libertà al grido di “Mora il Tiranno, viva la Libertà!”. Intanto nel 1806 la casa certosina fu' abbandonata dai frati, che dovettero obbedire ad un decreto reale: l'esercito francese fa razzie di beni ed opere d'arte e inizia la fase calante della parabola di questo splendido monumento, che solo negli ultimi anni sta iniziando a riemergere dagli abissi della noncuranza. Altri insurrezioni, sfociate nel sangue, si verificarono nel 1820 e nel 1857, quando Carlo Pisacane, accompagnato dai “300 giovani e forti” si recarono a Padula convinti che vi fossero buone probabilità di una rivolta popolare: al contrario invece trovarono i patrioti del posto arrestati, le guardie del re ad aspettarli e un clero che dispensava false indicazioni. I compagni di Pisacane furono massacrati, e le residenze dei rivoluzionari del posto saccheggiate. Ma le forze della natura sembra voler accanirsi contro questi territori, tanto che il 16 dicembre 1857 un terremoto terribile fa tremare Padula, tanto da provocare 32 morti e 171 case crollate. Come in tutto il meridione, l'unità nazionale viene vista con sospetto e contro i Piemontesi insorgono i briganti, espressione del malcontento popolare. Taluni di loro erano molto rispettati in paese, tanto che potevano permettersi di camminare tranquillamente per le strade cittadine, nonostante fossero ricercati dalla guardia civile. I tentativi di rimettere in moto l'economia a Padula, come in tutto il comprensorio, fallirono miseramente, causando l'inizio di un flusso migratorio verso le Americhe che, intorno agli inizi del XX secolo, aveva già dimezzato la popolazione locale. Esempi lampanti di valenti cittadini dai natali padulesi distintisi all'estero furono Giuseppe “Joe” Petrosino, investigatore che si distinse a New York, e Francesco “Frank” Valente, fisico, candidato al Nobel e facente parte del Team che contribuì alla creazione dell'atomica.
Mercoledì 27 ottobre del 1839, lo straripamento del torrente Fabbricato distrugge due terzi del territorio di Padula, oltre a sommergere la Certosa. La casa certosina ormai abbandonata da circa un secolo, diviene campo di concentramento per disertori e prigionieri, tra il 1915 e il 1921, e un campo di lavoro inglese tra il 1943 e il 1945. Il tessuto economico-civile uscì distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale, tanto che iniziò una seconda ondata migratoria, diretta verso il Nord Italia, il Centro Europa e l'America Latina. Tra gli anni '50 e '60 Padula venne poi sconvolta dallo sviluppo urbanistico: si resero necessarie la costruzione di infrastrutture quali l'apparato fognario, la scuola elementare, la strada provinciale che collega la parte bassa del paese al centro storico. (Notizie da Wikipedia)

Economia:

....

Gastronomia:

La Cuccia, Cipolloni alla Padulese, Panzarotti di Ceci alla Padulese.

Da visitare:
Certosa di San Lorenzo Chiesa di san Michele Arcangelo (o Sant'Angelo) Chiesa della Santissima Annunziata
Chiesa di San Clemente Chiesa di San Martino Cappella di Santa Maria di Costantinopoli
Chiesa di San Nicola de Domnis Convento di San Francesco Convento di Sant'Agostino
Badia di San Nicola al Torone (rudere) Cosilinum Chiesa rupestre di San Michele alle Grottelle
Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonti Le mura cittadine, con relative porte e torri Sacrario dei Trecento
La casa-museo di Joe Petrosino I mulini Il monumento di San Brunone
Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale

Fiere:
Fiera del Tomusso 16 Agosto Padula
Fiera del Rosario o di San Brunone 2 / 5 Ottobre Padula

Scuole a Padula
scuole Padula Cardogna
Scuola materna (dell'infanzia)
(Frazione Cardogna) - Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAAA86901A
scuole Padula Via Dante Alighieri
Scuola materna (dell'infanzia)
Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAAA86902B
scuole Madonna Del Carmine
Scuola materna (dell'infanzia)

(Località Frascinelle) - Cap: 84043
Telefono: 0974-843316;
Codice Meccanografico: SAAA00401L
scuole Moio
Scuola materna (dell'infanzia)

Contrada Moio (Località Moio) - Cap: 84043
Telefono: 0974-824680;
Codice Meccanografico: SAAA00304X
scuole San Francesco
Scuola materna (dell'infanzia)
Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAAA86903C
scuole Cardogna
Scuola elementare (primaria)
Via Nazionale (Località Cordogna) - Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAEE86902L
scuole P.P.
Scuola elementare (primaria)
Via Dante Alighieri - Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAEE86901G
scuole S. Francesco
Scuola elementare (primaria)
Via Nazionale (Località S. Francesco) - Cap: 84034
Codice Meccanografico: SAEE86903N
scuole Ist.Compr. Padula
Istituto comprensivo (materna, elementare e media)
Via Dante Alighieri 32 (Padula) - Cap: 84034
Telefono: 0975 77052; Fax: 77466
Codice Meccanografico: SAIC86900D
scuole Padula
Scuola media (secondaria di I grado) - Sezione Associata
Viale Certosa 1 () - Cap: 84034
Telefono: 0975 77031; Fax:
Codice Meccanografico: SAMM86901E
scuole C.Pisacane
Scuola Superiore: Liceo Scientifico
Via Frank Valente 15 () - Cap: 84034
Telefono: 0975 77130; Fax: 77130
Codice Meccanografico: SAPS070007

 

Il Comune di Padula fa parte di:

Collegamenti, Infrastrutture e Trasporti:
Strade e Autostrade

- Uscita autostradale di Padula-Buonabitacolo sull'A3 Salerno-Reggio Calabria;
- Strada Statale 19 delle Calabrie, che collega la città alla Basilicata e a Battipaglia.

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