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Novi Velia è un insediamento situato a 24 km da Elea-Velia, attuale frazione di Ascea. Le rovine della città antica, nel comune di Ascea, sono state inserite nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. L'abitato sorge a 648 m s.l.m., lungo la Strada Provinciale che da Vallo della Lucania (distante 3 km) porta al monte Gelbison (1705 m s.l.m.) ed al suo santuario (a circa 7 km). Dista 7 km da Ceraso, 5 da Cannalonga e 92 da Salerno . Lo storico e geografo greco Strabone narra della città di Elea nella sua opera Geografia (VI, 252), specificando però che i fondatori, i Focesi, la chiamarono inizialmente Hyele, nome che poi venne cambiato in Ele per finire con Elea.C'è però da tenere conto che i fondatori usavano un alfabeto greco più arcaico rispetto a quello di Strabone (come testimoniano le monete più antiche), ed usavano quindi il "digamma", una delle lettere perse di quell'alfabeto. Il digamma, che graficamente è simile ad una F, si pronuncia come la v italiana, dando quindi al nome della città il suono di "Vele". Nella trascrizione, però, già molti Focei non usavano più il digamma, trascrivendo quindi la lettera F con ? e trasformando "Vele" in "Hyele". Neanche Antioco di Siracusa, la fonte a cui si rifà Strabone, aveva a disposizione il digamma, scegliendo però di ignorare la lettera e trascrivendo semplicemente "Ele". Per quel che riguarda la scrittura "Elea", si tratta d'una deformazione attica che non si riscontra prima di Platone, nel IV secolo a.C.: due secoli, cioè, dopo la fondazione della città. Dal 1862, in seguito all'unificazione dell'Italia, l'insediamento velino creatosi nell'entroterra, si chiamò Novi Velia, nome dovuto al fatto che si ritiene che l'attuale città corrisponda ad un nuovo insediamento (una "nuova Vele", appunto), fondato dai Velini stessi per sfuggire alle invasioni vandaliche, per l'insabbiamento dei porti della città di Elea e la conseguente infertilità dei terreni. Il Santuario della Madonna del Sacro Monte sul monte Gelbison sorge sul luogo di un antico luogo sacro pagano. Probabilmente gli Enotri eressero un tempio ad una loro divinità, in seguito identificata con Era. Quasi certamente il sito fu utilizzato al tempo dei Saraceni: infatti Gelbison significa Monte dell'Idolo.
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